Per esperienza posso affermare che il primo scoglio che un chitarrista più navigato si trova immancabilmente a dover circumnavigare è sicuramente quello della teoria musicale.
Dopo esserci fatti le ossa sugli assoli dei propri idoli, sui famigerati licks rubati da una rivista musicale (piuttosto che dal sito internet di turno) oppure sui più svariati metodi che il proprio maestro propina (o che semplicemente ci auto-infliggiamo), il primo fisiologico bisogno è quello di costruire un fraseggio, un’armonia o comunque una struttura musicale che rechi il proprio marchio di fabbrica.
Ed è qui che arrivano i dolori !!!
Quasi sicuramente il risultato è il seguente: un giro di un paio di accordi, con una qualche variazione in tensione per il ritornello e, per i più smaliziati, un bel bridge che spezza la monotonia. Fino ad arrivare al fantomatico assolo … ovviamente ricavato dal pattern principale di una pentatonica minore.
La cosa va bene per i primi giorni, a volte mesi … finché non ci stufiamo di noi stessi e non iniziamo a guardarci intorno per capire come migliorare la propria creatività.
Ed è questo il punto in cui, per una buona parte di noi, arriva la teoria musicale con i suoi bellissimi principi di armonia. Pagine e pagine di toni-toni-semitoni e ancora toni, acciaccature e dettami recanti concetti da imparare a memoria, la maggior parte dei quali spiegati in maniera talmente pedestre (non se la prendano a male i maestri di musica) da riuscire a rendere complicati anche i concetti più banali …
… e poi … poi c’è lei … quel fantastico strumento al quale abbiamo deciso di legare falangi, falangine e falangette … che chiama!! Proprio mentre cerchiamo di impegnarci nella lettura, l’infame sirena a sei corde ci suggerisce di provare ciò che stiamo tentando di acquisire sulla sua tastiera. A ragione veduta sembra essere un’ottima idea ma, immancabilmente, da un tentativo di costruzione di una scala minore naturale di FA# scatta l’overdrive e INIZIA AD URLARE UNA FOXY LADY tiratissima e soddisfacente … così … per ore.
E quando ormai s’è fatta na certa e tocca posare la chitarra altrimenti il giorno dopo al lavoro c’arriviamo col cuscino tatuato in faccia … ci rendiamo conto che degli intervalli che intercorrono tra le note della scala minore naturale di FA# … non ci abbiamo capito un beneamato cazzo!
Tutta quest’introduzione per arrivare al classico disclaimer:
Ciò che scriverò di seguito non ha nulla a che fare con la teoria musicale. Tutto si basa sulla mia esperienza e sulla mia necessità di arrivare a determinati concetti senza doverli forzatamente studiare in maniera accademica. Se non utilizzo terminologie “ortodosse” … sti cazzi!! L’unico motivo per il quale butto giù queste parole è semplicemente tentare di semplificare, ad altri, quei passaggi che per me sono risultati ostici e soprattutto intendo catturare quella platea che non vive con la musica (purtroppo) ma che non vuole comunque perdersi una parte di essa!
Va da se che le mie non sono “Lezioni” (lungi da me questa presunzione) ma solo “Suggerimenti” … io mi ci sono trovato bene!
Ergo: Maestrini fuori dal cazzo! Benvenuti invece coloro, che come me, vogliono esprimere e condividere la propria esperienza.
Detto ciò … passiamo al dunque. Tutto quello che scriverò lo si esegue rigorosamente con lo strumento in mano. Vi preavviso che purtroppo andrà sfruttata un po’ di memoria comprendendo coloro, che come me, non ne sono ben dotati (in questo caso amo memorizzare i pattern in maniera grafico/geometrica).
Per questa sessione vi lascio con il seguente postulato: Tutto nasce dalla scala maggiore

Scala Maggiore
Nell’immagine allegata è riportata la diteggiatura della scala di SOL Maggiore estesa per l’intera ottava (la tonica, ovvero la nota che da nome alla scala, è contrassegnata dal pallino rosso). E’ importante memorizzare attentamente tutte le diteggiature perché più avanti vedremo come, col variare di poche note, riusciamo a ricostruire tutte le blasonatissime scale di cui i libri sono pieni.
Per aiutarsi nello studio, oltre che ripetere le diteggiature fino al vomito (magari con un metronomo qualora si voglia unire alla memorizzazione anche un miglioramento tecnico) si può scomporre l’intero schema in pattern come riportato di seguito:

Scala Maggiore Scomposizione Patterns
Anche in questo caso la scomposizione è molto soggettiva. Io che amo la “plettrata economica” preferisco l’esecuzione in triadi scomponendo le scale in pattern di questo tipo:
$6 3 5 7 $5 3 5 7 $4 4 5 7 $3 4 5 7 $2 5 7 8 $1 5 7 8 |
Per ora è tutto … ci vediamo il prossimo “Suggerimento”.
BE ADDICTED!
P.S.: le varie immagini, tabelle, etc. riportate nelle varie sessioni sono palesemente rimediate e opportunamente rubate da internet. Vi prego … nessuno ne abbia a male!!! Non sto rubando alcun mistero trascendentale (ma concetti più vecchi di matusalemme).